Questa rubrica è stata gentilmente offerta dall'Editoriale Campi che pubblica l'Almanacco Barbanera, dal 1762 il più celebre almanacco d'Italia.

 

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Imitare la natura

Nelle culture antiche, febbraio era il mese della preparazione dei campi da coltivare. E se la regola vale in natura, vale anche per l’uomo. In campagna i contadini si mettono al lavoro liberando il terreno, ossigenandolo, bruciando foglie e rami secchi e iniziando a concimare. Qualcosa di simile deve avvenire anche nel nostro corpo, dedicandosi a due grandi organi, ovvero il fegato e i reni, e anche al sistema circolatorio. Provate a fare così. Prima settimana: per il fegato, favorite a tavola i contorni a base di radici amare e bevete un decotto di foglie di cardo mariano. Seconda settimana: per i reni, assumete alla sera, prima di andare a dormire, una tazza di decotto di uva ursina. Terza settimana: per il sistema circolatorio prendete una tisana di centella e ippocastano. Ultima settimana: cercate di ritagliarvi del tempo per camminare almeno mezz’ora al giorno: è un modo molto efficace per espellere le tossine. Così sarete pronti all’arrivo della nuova stagione!

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PIÙ BELLI E IN FORMA

Energia e benessere

Una buona dose di sana energia può venire da una prima colazione ricca di potassio e calcio. Frullate con 1 bicchiere di latte di mandorle 1 cucchiaio di polvere di cacao amaro, 1 cucchiaio di sciroppo d’acero o miele e 1 banana.

Un bagno rilassante

olio-di-arganPer contrastare la spossatezza che ci capita di avvertire, specie alla sera, dopo una giornata lunga e faticosa, ci si può concedere un bel bagno caldo con 5 gocce di olio essenziale di rosmarino, 5 di basilico e 5 di salvia sclarea in 2 cucchiai di miele liquido.

Gambe sempre idratate

Se le temperature fredde seccano la pelle delle gambe, massaggiate la pelle umida, dopo la doccia, con dell’olio di mandorle addizionato con olio di argan.

 

 

 

 

IL LINGUAGGIO DEI FIORI

L’anemone, simbolo della fragilitàanemone

I fiori dell’anemone sono fragilissimi: i petali se ne vanno portati via dal primo vento e, proprio dal vento, in greco ánemos, deriva il suo nome. La leggenda vuole che l’anemone sia nato per volontà di Venere dal sangue di Adone, il suo amato ferito a morte da un cinghiale mentre era a caccia. Anche i Romani amarono questo fiore, che fu studiato molto attentamente pure da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. L’anemone, che fiorisce da metà autunno e per tutti i mesi invernali, per la sua semplice eleganza è il fiore dell’estrema leggerezza. Nel linguaggio dei fiori rappresenta l’abbandono, la fragilità, l’amore fugace, la bellezza terrena precaria e soggetta al tempo.

 

 

Hanno detto

La bellezza, è un enigma.
Fëdor Dostoevskij

 

 

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